Venice Ghetto
Martino Zanetti

RIFLESSIONI DI MARTINO ZANETTI

Atene, Roma, Venezia ed infine Londra hanno generato il grande teatro. Il “genio” di Shakespeare, chiunque egli sia, uno o molti, è assolutamente, tipicamente, anglosassone.

La mia ricerca in questo grande, affascinante, mistero, parte dalla mia patria Venezia e giunge in quel grande momento, in quel luogo così affascinante che fu Londra nel secolo di Shakespeare.

Tutto ha inizio nella storia di una famiglia illustre ed esemplare del patriziato veneziano come i Barbaro del ramo Candiano a S. Maria Mater Domini.
I profili di questi eccellenti patrizi veneti, le vicende e il legame storico della famiglia Barbaro con la cultura umanistica e poi rinascimentale sembrano riemergere in modo esemplare e significativo – anche se non rigidamente deterministico – nell’Inghilterra elisabettiana, tra le pagine del corpus shakespeariano.

Basti pensare a Daniele Barbaro (1514-1570), uomo di lettere e di scienza oltre che di chiesa e amico di artisti e letterati come Torquato Tasso, Pietro Bembo, Andrea Palladio e Paolo Veronese. Rientrato dalla sua giovanile ambasceria nella Londra di Edoardo VI tra il 1549 e il 1551, Daniele Barbaro sarà autore, tra le altre cose, di un importante trattato matematico-geometrico dedicato alla pittura, “La pratica della perspettiva” (Venezia 1568-1569), e di una fondamentale traduzione ampiamente commentata del “De architectura” di Vitruvio, i “Dieci libri dell’architettura di M. Vitruvio’”  (Venezia, 1567), illustrati dal suo allievo ed amico Andrea Palladio, il grande architetto, teorico e scenografo veneziano a cui Daniele e il fratello Marcantonio affideranno la riprogettazione della villa Barbaro di Maser.
Lo stesso Marcantonio  Barbaro (1518-1595) è a sua volta una delle figure più emblematiche e interessanti del patriziato veneto cinquecentesco. Marcantonio, padre dei futuri patriarchi di Aquileia Francesco ed Ermolao, saprà infatti riunire in sé un profilo mecenatesco di grande rilievo – in particolare come Riformatore dello Studio di Padova e come protettore di artisti quali il Veronese, il Vittoria, lo Scamozzi e lo stesso Palladio – e un’ attività politica e diplomatica che lo renderanno protagonista di vicende di primo piano per la storia della Repubblica di Venezia, non ultime quelle dell’avanzata turca nel Levante e della battaglia di Lepanto, che Marcantonio seguirà in prima persona in qualità di Bailo di Costantinopoli negli anni tra il 1568 e il 1573.

È possibile ricostruire il percorso che attraverso le relazioni di viaggiatori ed ambasciatori o per il tramite di intellettuali del rilievo di Inigo Jones e John Florio possa aver traghettato nell’Inghilterra elisabettiana – dove il fascino per la cultura rinascimentale italiana è più che mai intenso – i tanti elementi veneti che caratterizzano opere come “Il Mercante di Venezia” o “La Bisbetica domata”? Il fascino di questa ipotesi mi ha portato ad indagare a fondo in quell’affascinante ed intricato campo che è la paternità delle opere storicamente attribuite a William Shakespeare.

Sul versante inglese l’attenzione si è concentrata in particolare sui personaggi che ruotano intorno alla famiglia Sidney, rappresentante di un modello di nobiltà per molti versi affine al patriziato veneto: una classe dirigente capace di giocare un ruolo di primo livello nelle questioni politiche e diplomatiche del Regno d’Inghilterra ma in grado allo stesso tempo di radunare intorno a sé, nelle residenze di famiglia di Penhust Place e Wilton House, intellettuali del calibro di Ben Jonson e dello stesso Inigo Jones, che dopo il viaggio in Italia e lo studio delle opere di Palladio porterà in Inghilterra il meglio del rinascimento architettonico e scenotecnico italiano .
Qual è il ruolo di Philip e Mary Sidney nella diffusione di un patrimonio artistico e letterario che avrà un così grande rilievo nella fiorente cultura inglese del XVII-XVIII secolo? E, più oltre: può la loro influenza intellettuale aiutare ad interpretare la presenza di alcuni elementi singolarmente veneziani e a chiarire le circostanze di composizione di alcune delle opere presenti nel corpus shakespeariano – che (non a caso, forse) in molti attribuiscono alla stessa Mary Sidney o al suo entourage di drammaturghi e letterati?

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