La Bisbetica Domata (1593)

Come per il Mercante di Venezia, anche per la Bisbetica domata l’ambientazione veneta è tutt’altro che casuale e tutt’altro che innocua, ma diventa invece un’importante spia dell’attenzione dell’autore nei confronti della vivacissima realtà artistica e culturale italiana.

Non a caso la città di Padova, dove si svolge la vicenda, è indicata fin dal I atto nelle parole di Lucenzio come la “culla delle arti” (“nursery of arts”), meta naturale di quanti sentono il bisogno di abbandonare le acque stagnanti della propria patria per tuffarsi più in profondità e soddisfare a pieno la propria sete di sapere. Non sarà un caso, d’altra parte, che proprio a Padova, nella Biblioteca Universitaria della città, è custodito uno dei rarissimi esemplari conosciuti del “First Folio”  shakespeariano, la prima raccolta delle Comedies, histories, & tragedies dell’autore stampata nel 1623 – a 7 anni dalla sua morte – per le cure di due attori della sua compagnia, John Heminges e Henry Condell, in sole 750 copie.

Nel corso dell’intera commedia, in effetti, Padova rappresenta la meta di un intreccio di diversi percorsi umani, tanto personali che intellettuali, formativi; percorsi non diversi da quelli dei più noti viaggiatori inglesi, a partire dallo straordinario ed eclettico Thomas Coryat (autore delle interessantissime Coryat’s Crudities: Hastily gobled up in Five Moneth’s Travels, 1611) e fino ad arrivare ad Inigo Jones, che rientrerà dal suo viaggio in Italia portando con sé il fiore della tecnica e della maniera architettonica italiana, contribuendo in modo fondamentale alla prima diffusione del palladianesimo oltremanica.

Come nel Mercante di Venezia, dunque, anche nella Bisbetica domata è possibile rinvenire una serie di rimandi iconografici, biografici e umani –  in particolare per quanto riguarda l’indole dei protagonisti – che sembrano davvero riecheggiare soggetti e motivi di alcuni dei migliori frutti del rinascimento veneto, tra i quali appunto gli affreschi della villa Barbaro di Maser.

PROLOGO, ATTO II, VERSI 50 – 55

Secondo servo “Ti piacciono I quadri? Ti porteremo subito Adone dipinto presso ad un ruscello, e Citera nascosta nei falaschi, che sembrano muoversi e palpitare al suo respiro, così come quando ondeggiando scherzano col vento.”

ATTO I, SCENA II, VERSI 45 – 55

Ortensio “Abbi pazienza, Petruccio, me ne faccio io garante. Bè, è brutta questa storia fra te e lui, il tuo vecchio, fidato e sapido servo Grumio. Ed ora dimmi, caro amico, qual buon vento ti spinge qui a Padova dalla vecchia Verona?”
Petruccio “Il vento che sparpaglia i giovani per il mondo, a cercare fortuna lontano da casa, dove non attecchisce l’esperienza. In breve, Ortensio, così stanno le cose: mio padre Antonio è deceduto, ed io mi sono gettato in questo labirinto per ammogliarmi e prosperare al meglio. Ho soldi nella borsa e beni a casa, ed eccomi quindi in cerca di fortuna”.