Il Mercante di Venezia (1594 – 1597)

Un famoso studio di Hugh Honour, uno dei massimi storici dell’arte inglesi, sulla villa Barbaro di Maser, si apre con una citazione dai commentarii di Daniele Barbaro al De Architectura di Vitruvio:

« La Simmetria è la bellezza dell’Ordine, come la Eurithmia della Dispositione, non è assai ordinare le misure una dopo l’altra, ma necessario è, che quelle misure habbiano convenienza tra loro, cioè sieno in qualche proportione, & però dove sarà proportione, quivi non può esser cosa superflua; & sì come il maestro della natural proportione è lo instinto della natura, così il maestro dell’artificiale è l’habito dell’arte; di qui nasce, che la proportione più presto dalla forma, che dalla materia procede, & dove non sono parti non può esser proportione, perché essa nasce dalle parti composte, & dalla relatione di esse, & in ogni relatione è forza, che ci sieno almeno due termini (come s’è detto) ne si può lodare à bastanza l’effetto della proportione, nella quale è posta la gloria dell’Architetto, la fermezza dell’opera, & la maraviglia dell’artificio, come si vedrà chiaramente, quando ragioneremo delle proportioni, & apriremo i secreti di questa Arte, dimostrando qual rispetto  s’intende essere nella proportione, quai termini siano i suoi; qual’uso, & quanti effetti, & di che forza essa faccia le cose parere […].  Così Daniele Barbaro nel suo saggio sulla proporzione che fa parte della sua monumentale opera de I Dieci Libri dell’Architettura di M. Vitruvio pubblicati a Venezia nel 1556.»

E prosegue, subito più avanti, con un folgorante rimando ad uno dei più affascinanti paesaggi antropici che si affacciano dalla drammaturgia shakespeariana:

« Come molti filosofi e artisti del Rinascimento, Barbaro riteneva che la scienza della proporzione fosse la chiave dell’armonia universale che, come Lorenzo spiega a Jessica nel Mercante di Venezia, “è l’armonia delle anime immortali, ma noi non possiamo udirla finché l’anima nostra sia chiusa in questa corruttibile veste d’argilla”. (Viene la tentazione di domandarci se Shakespeare abbia fatto parlare così Lorenzo al chiaro di luna a Belmonte, una villa vicino a Venezia, solo per una pura coincidenza.)»

(Hugh Honour, Palladio, Barbaro e le leggi della proporzione , pp. 23-24 in Palladio, Veronese e Vittoria a Maser, introduzione di Bernard Berenson, testi di Paola Ojetti, Hugh Honour, Fausto Franco, Rodolfo Pallucchini, Alba Medea, Milano, Aldo Martello Editore, 1960)

La tentazione, come segnala Honour, è davvero forte. Ma cosa succede se si prova realmente a sovrapporre la villa Barbaro di Maser alla dimora di Porzia a Belmonte non solo a livello metaforico – come due immagini di quell’ordine cosmico e di quella universale armonia che l’uomo conosce e può rinnovare nelle sue creazioni – ma da un punto di vista più strettamente topografico?

I risultati dell’esperimento si rivelano estremamente curiosi: pur traendo i suoi spunti da ben note fonti novellistiche (in particolare la I Novella della IV giornata del Pecorone di Ser Giovanni Fiorentino), l’autore del Mercante di Venezia costruisce un sistema di riferimenti, fatto di nomi, immagini e percorsi, perfettamente compatibili con un’ambientazione tra Venezia e le colline trevigiane.

Dovendo indicare 2 nomi, uno femminile e uno maschile, qualora noi immaginassimo di guardare Venezia dal portico della Villa, alla nostra destra abbiamo Bassano (= Bassano del Grappa) e alla nostra sinistra Porcia, così come per tradizione abbiamo alla destra l’ uomo (Bassanio) e alla sinistra la donna (Porzia).

ATTO II, SCENA VI, VERSI 60 – 65

Antonio “ Chi è là?”
Graziano “Signor Antonio?”
Antonio “Via, via, Graziano! Dove sono tutti gli altri? Sono le nove, tutti i nostri amici vi aspettano. Niente mascherate stanotte. Il vento s’è levato. Bassanio salirà a bordo immediatamente. Ho mandato venti uomini a cercarvi.”
Graziano “Ne sono felice. Non m’ attira maggior diletto che spiegar le vele stanotte, lontan diretto”.

ATTO II, SCENA VIII, VERSI 5 -10

Salerio “E’ arrivato troppo tardi, la nave aveva spiegato le vele, ma al porto c’è chi ha dato a capire al doge che Lorenzo e la sua amorosa Gessica sono stati visti assieme in una gondola. D’ altronde Antonio ha assicurato il Doge che non erano con Bassanio sulla sua nave”.

ATTO III, SCENA IV, VERSI 30 – 35

Porzia “…assistita soltanto dalla mia Nerissa, fino al ritorno di suo marito e del mio signore. A due miglia da qui c’è un monastero e lì ci ritireremo.”

Convento dei S.S. Apostoli Pietro e Paolo, Asolo SS. Pietro e Paolo (Asolo): la chiesa e l’adiacente convento benedettino, che si erge accanto alla Porta del Colmarion ai piedi del colle della Rocca, in origine dedicati ai Santi Pietro e Paolo, per un certo periodo di tempo portarono
il nome di San Luigi, dopo che il convento fu trasformato in scuola e centro giovanile. Di recente è stato recuperato il suo nome originale.

I progetti del complesso furono realizzati nel 1567, ma non fu prima dell’inizio del diciassettesimo secolo che la costruzione delle strutture fu ultimata. Il 31 maggio 1634, la chiesa e il convento furono consacrati dal vescovo e le suore benedettine presero ufficialmente la residenza nel convento.

Fonte: http://www.bassano.eu/ItinerarioAsoloPossagno.htm

ATTO III, SCENA IV, VERSI 45 – 55

Porzia “Ora, Baldassare, ti ho sempre trovato onesto e fedele, e tale dimostri ancora. Prendi questa lettera e recati a Padova quanto più in fretta ti sarà possibile; devi consegnarla nelle mani del dottor Bellario, mio parente, e le carte e gli abiti, che ti darà, guarda di portarli, ti prego, con la massima velocità al traghetto, al battello che fa servizio per Venezia. Non sprecare tempo in parole, ma parti. Io sarò lì prima di te.”

PERCORSO DI PORZIA

PERCORSO DEL SERVITORE

ATTO III, SCENA IV, VERSO 80

Porzia “Ma vieni, ti racconterò l’ intero mio disegno quando saremo nella carrozza che ci aspetta al cancello del parco. Oggi abbiamo l’ impegno di coprir venti miglia; perciò, via, in fretta.”

ATTO V, SCENA I, VERSO 55

Lorenzo “Come dorme dolce la luna su questo pendìo!”.