BRIEFE AN DIE ERSTE LIEBE (1891-1893)

Die umfangreiche Sammlung von fünfhundert Briefen – eine Schenkung von Martino Zanetti, dem großzügigen Freund des Vittoriale – dokumentiert die erste und die letzte große Liebe von Gabriele D’Annunzio. Der erste Teil umfasst 232 lange Briefe, die von d’Annunzio zwischen 1881 und 1882 an Giselda Zucconi (bald Elda oder Lalla genannt), Tochter von Tito, dem Professor für Sprachen an der Hochschule, Poet und Übersetzer von Dichtung mit dem Ruf von garibaldinischer Vergangenheit, geschrieben wurden. Zucconi, der seinen geschätzten Schüler mehrmals in seine Villa in Florenz eingeladen hat, ist für die vorhersehbare Liebesgeschichte verantwortlich. Das Mädchen, das ein Jahr jünger als d’Annunzio ist, verbindet eine lebhafte und sensible Intelligenz mit den nicht weniger verführerischen Eigenschaften von zwei “umherirrenden geheimnisvollen großen Augen, die so tief wie das Meer sind” und die leicht entzündbar sind. Elda ist die Muse des Lebens, die Gabriele für seine Poesie, mehr noch als für sein Leben benötigt. In eineinhalb Jahren schreibt er ihr hunderte Briefe, überwiegend aus Rom, wo er sich von einem provinziellen Internatsschüler in einen weltgewandten Charmeur verwandelt. Es handelt sich um eine immense, bombastische Briefsammlung mit Liebesbezeugungen, sinnlichen Exaltiertheiten, Versprechen ewiger Treue, glühenden Beteuerungen von der Tiefe einer einzigartigen und unwiederholbaren Liebe: alles Zutaten, die in poetischen und aufrichtigen, extravaganten und romantischen, rhetorisch und zugleich leidenschaftlichen Briefen vermischt sind. In dieser ersten Liebe, ebenso wie in den folgenden, die komplex und authentisch oder nur von sinnlicher Fleischeslust geprägt sind, bringt der Dichter ganz sich selbst ein. Dies sind bereits die ersten, eloquenten Phasen in der Spektakularisierung seines Lebens, das noch nicht Aufsehen erregend, aber bereits – aufgrund dieses ständigen Ausbrechens aus sich selbst, der Euphorie und der Inbrunst, die sich in Handlungen und Worten, Wirklichkeiten und bildschöpferischen Phantasien widerspiegeln – verzerrt und sublim ist. Dies führt schließlich dazu, dass Giselda, die nicht gerade einfältig war, von dem Krampf überrannt wird, mit dem Gabriele sie zur “angebetenen Inspiratorin” auserwählt.

In dem Brief vom 20. März 1882 schreibt d’Annunzio über sich selbst: “Es ist fatal, dass ich immer in Aufregung, in einer unbeschreiblichen Unruhe leben muss, voll der Begierde nach Wünschen, von denen einer seltsamer ist als der andere, gepeinigt von der Liebe, gequält von der Kunst, als verrückter Träumer, der ich das klopfende Herz zwischen dem gleichmütigen Gewühl trage und unausweichlich in neuen Dingen neue Qualen suche. Ich lebe in der Unordnung und ich arbeite mit derselben Inbrunst, mit der ich mit dem Schwert kämpfe oder lange und erschöpfend faulenze, und ich schmachte in den langsamen Halbschatten der Salons und trinke gierig die umfangreiche Luft und das glänzende Licht, großzügig, verschwenderisch, waghalsig, freigiebig, leidenschaftlich, verliebt in dich, traurig, heiter, von einer Stunde zur anderen, unbezähmbar und bezähmt.” Es wird in wenigen Worten erklärt, all was Gabriele d’Annunzio sein möchte und was er sein wird.

Diese Liebe dauert eineinhalb Jahre. Als d’Annunzio von seinem Aufenthalt in den Abruzzen zurückkommt, ist die Liebe zu Elda erloschen. Andere Ereignisse und neue Frauen ergeben sich für den jungen Dichter, der sich in der römischen Gesellschaft immer mehr wohl fühlt. Vierzig Jahre später ist Lalla mit einem Zeichenprofessor verheiratet und hat ein Kind. Um ernste finanzielle Schwierigkeiten zu überwinden, wendet sie sich an den verflossenen Liebhaber, als dieser bereits im Vittoriale ist, und bittet inständig, ihre Briefe veröffentlichen zu dürfen. Im letzten Schreiben von 1926 schreibt sie: “Warum müssen wir deine wunderbare Prosa vor allen in einer Lade wie etwas Unanständiges versteckt halten, die wenn sie bekannt wäre, deinen Ruhm, sofern noch möglich, steigern und mir ein Gefühl unsagbaren Stolzes verleihen würde? Meine Existenz, die aus Schmerz und Resignation besteht, würde so vielleicht einen letzten Funken Glanz bekommen. Von dir kam die erste große Freude meines Lebens: dies trägt dazu bei, dass ich beim Untergang dieser armseligen Existenz noch Freude empfinden kann und diese mir mit deiner Zustimmung gewährt wird”. D’Annunzio gab ihr die Erlaubnis nicht, da er wahrscheinlich nicht glaubte, dass seine Jugendprosa seinem Ruhm weiteren Glanz verleihen würde.

Prof. Giordano Bruno Guerri – Präsident der Stiftung Il Vittoriale degli Italiani

N.5

Roma, 6 Dic. 81

Mia buona, mia povera, Elda, mio povero angelo.
Son tornato proprio ora su a casa, ho cercata fra le altre lettere la tua, l’ho aperta con quella commozione ch’io provo sempre immancabilmente quando riconosco i tuoi caratteri o quelli del babbo, e l’ho letta, e mi son sentito tanto male, ho avuta una stretta al cuore.
Tu sei triste triste, e mi dici delle cose ch’io comprendo troppo bene e che mi straziano.
Perché da qualche giorno fai tanto uso di puntini e di linee sotto certe parole?
Perché? Dubiti forse?
Di che?
Oh, ti prego, ti prego con tutta l’anima.
Elda, con tutta l’anima ti prego di non tormentarmi così ferocemente. Ma tu non sai che mi rendi disperato?
Se io ora, dopo che tu hai sofferto tanto per me, dopo che tu hai versate tante lacrime, dopo che tu hai versato tanto sangue di cuore, se ora io venissi a dirti più o meno velatamente: = Tu cominci a non amarmi più! = di’, Elda, che faresti?
– Io t’adoro t’adoro t’adoro sempre, sovrumanamente, inesprimibilmente, e per te soffro e combatto e piango e voglio che tu lo creda, voglio che tu non mi offenda più né anche col minimo velo di dubbio.
– Farò tutto quel che vuoi, ti scriverò ogni giorno, ogni ora pur che tu mi dia un sorriso, pur che tu mi dica una parola ilare, serena…
Addio, addio.
Son tuo, son tuo, soltanto tuo, e per sempre, e per sempre, Elda addio

Gabriele

N.11

Roma, Via Borgognona, 44 rosso, 4° piano.

Mia mia divina, mia divina Elda!

Ti scrivo, ti scrivo dopo tanto, ti scrivo con le lacrime agli occhi, con mille sospetti nel cuore, con un’angoscia indicibile, con un desiderio ardentissimo delle tue parole d’amore, de’ tuoi baci, delle tue carezze.

– Che fai, come stai? Come stai, o mia povera Elda, o mio povero angelo?

Sono qui a Roma da una diecina di giorni, di giorni d’inferno, senza poterti scrivere un rigo, senza poterti dire che io t’adoro, t’adoro disperatamente sempre, che penso a te sempre, che t’ho sempre nell’anima.

E’ un tormento atroce, senti, per me ora questo dubbio: chi sa che tristi, che buie fantasie ti avran traversata la mente! Chi sa che avrai pensato di me, del mio amore, chi sa!

Forse, forse tu ora sei affranta, sei malata. –

Oh, Elda, se mi vuoi bene ancora, dimmi dimmi tutto, raccontami tutto, non mi nascondere nulla!

[…]

N.19

14 gennaio 82

Mia divina Elda!

Oggi è una di quelle giornate in cui mi sento come naufrago in un oceano di tedio e di malinconia, in cui sento di più la mia solitudine e la mia lontananza da te, Elda divina!

Sono stato sempre qui a casa dopo essermi levato tardissimo; e qui non m’è riuscito di far nulla fuor che di scrivere una lettera al babbo… Ho cominciato dieci cose, ed ho smesso subito nauseato: sono stato lì sulla poltrona lungamente in una inerzia triste, pensando a te, stemperandomi in un desiderio senza fine…

Proprio, vedi, mi pare che mi manchi qualche cosa necessaria a vivere; mi pare di sentirmi venir meno a poco a poco […]

Ho letta tante tante volte la tua lirica d’oggi, la tua lirica piena riboccante d’amore. Ti ringrazio, ti ringrazio mille volte, angelo mio, luce mia, divinissima Elda mia!

– Ma perché, ma perché – io mi domando piangendo – ma perché dobbiamo essere lontani? O, essendo lontani, perché dobbiamo volerci cos’ disperatamente bene?

O Elda, Elda, Elda mia!

Gabriele

N.36

Mia divina, mia fata!

Ma che strana creatura sei tu? Ma come fai, Elda, come fai a scuotermi così profondamente tutte le più intime fibre del cuore? Tu hai un fascino indefinibile, un fascino che mi trascina, che mi esalta, che mi avvolge tutto e mi strappa gridi di passione, fremiti d’amore, aneliti di gioia sovrumani…

– Che dirti della tua lettera di stamani?

Credi, sono ancora sotto quell’impressione potentissima e non so dirti nulla, e mi sento tremar tutte le vene…

– L’ho letta venti volte con una commozione sempre crescente; parevo folle; sono andato girando tutta la mattinata come uno smemorato; son rientrato ora, ho riletta la tua lettera…

Ma ci hai messo dentro un filtro fatale? Io non so. Ti scriverò domani, ora non posso; ora non posso che ripeterti con la voce strozzata…

Divina, divina, divina, ti adoro, son tuo tuo tuo disperatamente eternamente tuo, divina divina divina!

Addio, addio. Perdonami, ma io mi sento venir meno.

Gabriele

N.81

Roma, 27 Marzo 82

Mia bella bella bella bimba, eccoti un bacio così lungo e fremente e sonoro che la mamma farà gli occhiacci e sorridendo di quel suo divino sorriso ci dirà che bisogna mutar sistema

Non dar retta alla mamma, sai? Rendimene cento altri di baci e tutti l’uno più lungo, l’uno più caldo, l’uno più sonante dell’altro…

– Come son contento di questa tua letterina luminosa, Elda mia! Mi par di vederti con codesto tuo viso pallido irradiato da due occhioni fulvi grandi così, irradiato dal riso indescrivibile della tua bocca, un riso che mi penetra giù nell’anima con il suo tremolio argentino e con il suo splendore di garofano sboccinate.

[…]

N.82

Roma, 28 Marzo 82.

Vedi, piccola tigre tremenda, vedi, quando ho letta la tua scoppiettante scintillante sfolgorante lirica e mi sono inebriato della tua gioia infantile e del tuo divinissimo amore, vedi, m’è saltata addosso una frenesia così furibonda, e fremiti così lunghi e selvatici m’han corso le vene e desideri così ardenti mi han divorata l’anima che se tu fossi stata lì, per tua disgrazia, tu non ne saresti uscita viva, te lo giuro…

– Che pazze cose ho pensato! Avrei voluto essere con te, solo, a questa splendida biondissima luce di marzo, in una prateria infinitamente verde e stellata di fiori; e inseguirti alenante, e raggiungerti, e bruciarti il corpo co’ i miei baci più ardenti del sole, e ricoprirti di manate di fiori, ricoprirti seppellirti in una tomba fresca e odorosa, o maga, o dea, o mia suprema gioia e tormento supremo mio!

[…]

N.129

Elda, Elda mia!

Sono stato finora qui a pensare a te, ad adorarti divinamente nell’anima mia, a cercar di godere ancora un atomo di quelle ebrezze con l’intensità del ricordo; e poi a torturarmi il cuore con le ansie, con le fantasie paurose, rileggendo le pagine ardenti e disperate della tua lettera, e aspettando la risposta al telegramma mio.

– Sono le tre del pomeriggio, ho avuto proprio ora il telegramma da Firenze, e mi son calmato un poco…

– Io non so, tutto ciò che è tuo, tutto ciò che ha con te anche una lontana relazione, tutto ciò che ti rammenta, tutto ciò mi dà una commozione profonda e indescrivibile, e mi fa tremare come una foglia, e mi muove il pianto…

– Questo telegramma l’ho tenuto dinanzi agli occhi lungamente, senza saziarmene; questa lettera l’ho tenuta sulle labbra non so quanto, e con le labbra cercavo avidamente qualche segno delle tue dita, cercavo con le nari l’odore di te, cercavo te te te, sempre te –

– Che eccitazione terribile è in tutto l’essere mio! Io non posso, né so rivolgere da te il mio pensiero né meno un brevissimo brevissimo istante… Sì, pare anche a me che l’amore mio sia cresciuto spaventevolmente… Ed era sì grande, ed era sì profondo anche prima!

– E’ appena un giorno che siamo lontani: a me pare un tempo infinito. Mi domandano: Quando sei tornato? Io esito a rispondere: Ieri.

Mi par di dire una bugia, mi par d’essere qui, in questa gran solitudine infocata, già da mesi, e sempre con un desiderio feroce di te, di vederti, di baciarti, di stringerti, come se non ti avessi mai più vista, mai più stretta, mai più baciata!

– Iersera, nel chiudere la lettera provai una impressione dolorosissima; non so, mi pareva di non potermene allontanare, avrei voluto scrivere, ancora, scrivere sempre, per illudermi, per credere di parlarti… chi sa!

[…]

N.140

Pescara, 12 luglio, mattina

Mia mia mia mia mia divina!

Ti soffoco dai baci, ti mordo, ti sciolgo i capelli, me li cingo come serpi al collo, t’alzo di peso fra le mie braccia e ti porto correndo, come si porterebbe una bimba, fra le tue grida, fra le tue risa, avventando baci alla cieca, senza curarmi dove cadano, sul viso, sul seno, sulle gambe, sulle mani, da per tutto –

– Ma chi t’insegna, di’, chi t’insegna a scrivere di queste lettere? Chi t’insegna questi incantesimi, queste magie, questi fascini che mi levano il senno, che mi strappano gridi supremi d’amore e di desiderio, che mi fanno tremare e piangere, che mi fanno dimenticare ogni altra cosa, di’, chi te l’insegna? –

– Ieri io non potevo staccarmi da quelle pagine, le leggevo, rileggevo senza saziarmene mai, le bevevo, lasciami dir così!

– Oh, quel sogno, quel sogno, quell’indimenticabile sogno!

– Tu non puoi immaginare, Elda tu non puoi immaginare quel che sentivo, leggendo: dovevo essere pallido come un cadavere, ma dagli occhi dovevano uscire lampi.

– Mia mia mia gentile, mia bella, mia fulgida, mia santa, mia divina, immortale amante!

E, sai!, non mi dir più: no! non è vero!, quando io ti parlo così, non me lo dir più perché mi fai male, perché mi fai venire degl’impeti irresistibili che mi bruciavano l’anima – Ieri tu scrivevi: No, io non sono bella; io solo, lì, come un pazzo, gridavo:

– Sì, sì, sì, bella come una fata, bella come mia dea, bella come il mio più bel sogno di poeta! E ripetevo quelle parole, tremando, e mi soffocava il pianto.

[…]

N.150

’82. 6 Agosto – Francavilla.

Mia divina! Ho qui la tua letterina d’oggi, una lirica ardentissima d’amore e di desiderii; ma quella di jeri dov’è?

Tu non me ne parli, quindi è certo che tu mi scrivesti come al solito. Forse si sarà perduta, in qualche modo; forse l’indirizzo non era preciso; chi sa!

– M’è proprio dispiaciuto tanto, e mi dispiace ancora. Chi sa quante belle cose mi dicevi! Chi sa quante dolci parole!

– Io, piuttosto che perdere una tua lettera, perderei per sempre la più bella delle mie odi, anche un libro intero a cui avessi lavorato tutto un anno faticosamente –

– Le tue lettere, queste meravigliose delicatissime fioriture dell’anima tua, questi piccoli poemi stupendi di armonia e di passione, per me son cose sacre, sono reliquie, amuleti che io vorrei conservar sempre sul cuore –

Qui tu ci sei tutta, ci sei tutta con i tuoi impeti irresistibili, con le tue malinconie profonde, con le tue lacrime, con i tuoi singhiozzi, con i tuoi lunghi desiderii, con i tuoi lunghi sogni, con le tue voluttà profonde, con i tuoi pudori virginali; qui tu ci sei tutta.

Quel gran fascio di fogli, che io ho a casa sul mio scrittoio, è il mio poema intimo, così lo chiamo io;ed è veramente un poema, un poema affascinante e musicale e luminosissimo e umano.

Quando saremo sposi, con che gioia intensa e con che strani palpiti rileggeremo quelle pagine che talvolta paiono scritte col sangue del cuore!

[…]

N.199

Pescara, 11 Settembre ‘82

Mia divina, mia divina, mia divina

La tua lettera azzurra così piena di amore e di premure soavi mi ha fatto un bene indicibile all’anima. L’ho letta e riletta, e l’ho portata con me, sul cuore tutto il giorno.

– Grazie, grazie anche delle dolci parole del babbo e della mamma. Baciali per me, baciali con un impeto di tenerezza, e di’ loro che io mi son sentito salire le lacrime agli occhi leggendo e ho desiderato intessissimamente i loro baci sulla mia fronte impallidita –

– Ora sto meglio, molto meglio

[…]

N.192

Villa, 9 ottobre ‘82

Mia maga, è un mattino freddo e grigio d’inverno. Ieri il sole vendemmiale inondava tutta la campagna e il mare, e mi scaldò per tutta la lunga via. Che cavalcata stupenda nel pomeriggio mite e limpidissimo, in faccia al divino e benigno Adriatico!

– Stamani il cielo è cinereo, c’è nell’aria un’umidità tediosa che s’infiltra nelle ossa –

– Tu che fai? Sei lieta? Hai tu il sole?

– Mi domandi con insistenza se verrò a Firenze in questo mese. Chi lo sa! La miglior cosa è di fare a meno d’ogni promessa e d’ogni termine fisso, così non ci saranno ansie e disturbi.

– Probabilmente il mese di ottobre me lo faranno passare tutto qui; quando sarò a Roma allora vedrò di venire, ma non prometto più nulla, non fisso più nulla, nulla –

– Tu sai che desiderio intenso di te mi tormenta. Io cercherò di rivederti in tutti i modi possibili, quanto prima.

[…]